La Corte Suprema di Giustizia stabilisce che, ai fini dell’applicazione della pena nei casi di violenza sessuale e stupro, si debba tenere conto del tipo di reato

La Seconda Sezione della Corte Suprema di Giustizia ha stabilito che, nel valutare l’eccesso rispetto alla durata della pena, i giudici devono attenersi a criteri di razionalità al momento di interpretare la legge penale in relazione al reato di violenza sessuale e il reato di stupro.  

A tal proposito, la suddetta sezione, con sentenza n. 001-022-2021-SSEN-01156 del 30 settembre 2021, annulla d'ufficio la sentenza impugnata per quanto riguarda la pena detentiva inflitta all'imputato di 20 anni di reclusione maggiore, modifica tale pena e infligge una pena detentiva di 10 anni di reclusione maggiore.  

Secondo la sentenza, l“”incesto” costituisce una circostanza aggravante sia della violenza sessuale così come per la stupro, per cui affinché un fatto sia qualificato come incesto, può esserlo come aggressione sessuale incestuosa o come stupro incestuoso.  

 La sentenza sottolinea che, quando la stupro se il reato è commesso con “incesto” (articolo 332-2 del Codice penale), si applica la pena massima prevista per il reato di stupro, in applicazione congiunta degli articoli 331 e 332-1 del Codice penale (20 anni di reclusione maggiore); e che, nel caso in cui si tratti di violenza sessuale che non comporti violazione la pena applicabile è quella di 10 anni di reclusione maggiore, prevista dall'articolo 333 del suddetto Codice. 

 La decisione è stata adottata dai giudici Francisco Jerez Mena, che presiede la sezione, e dai magistrati Fran Soto Sánchez e Moisés Ferrer Landrón. 

Per ulteriori informazioni, clicca qui qui.

Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *