
La Prima Sezione della Suprema Corte di Giustizia (SCJ) ha stabilito il criterio giurisprudenziale secondo cui i prestatori di servizi per la pratica di uno sport estremo che non abbiano adottato le misure necessarie per ridurre gli eventi nefasti che potrebbero verificarsi durante la pratica dello stesso impegnano la propria responsabilità civile.
Il criterio stabilito è contenuto nella sentenza N. SCJ-PS-22-2217 in data 29 luglio 2022, relativo a una domanda di risarcimento danni per un caso di pratica sportiva di parasailing il parasailing, che è stato loro venduto come servizio o attività turistica.
La decisione, presa dalla magistrata Pilar Jiménez Ortiz (presidente), e dai magistrati Justiniano Montero Montero, Samuel Arias Arzeno e Napoleón R. Estévez Lavandier riconosce, analizzando il caso, che, sebbene i partecipanti assumano e riconoscano, almeno implicitamente, una condizione di rischio superiore a quella delle attività sportive di circostanza meno estrema, i fornitori del servizio sono obbligati a prendere le misure necessarie affinché tale pratica si svolga nel modo più sicuro possibile.
“Altrettanto certo è che gli enti e le persone che forniscono e assistono nella prestazione di servizi relativi alla pratica di sport di questa categoria devono necessariamente adempiere al compito di supervisione e adeguamento delle circostanze necessarie e possibili per ridurre le eventualità nefaste che potrebbero verificarsi, il cui obbligo si estende non solo alla valutazione e alla manutenzione delle attrezzature da utilizzare, ma anche alla verifica delle condizioni naturali in cui l'attività del servizio che offrono può essere svolta nel modo più sicuro possibile”, spiega la sentenza.
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