
La Sezione penale della Corte Suprema di Giustizia (SCJ) ha ribadito il principio di preclusione, in base al quale le diverse fasi del procedimento si svolgono in modo consecutivo, con la chiusura definitiva di ciascuna di esse, impedendo il ritorno a fasi o momenti processuali già conclusi o esauriti.
Il criterio giurisprudenziale contenuto nella sentenza n. Sentenza n. SCJ-SS-22-0446, in data 29 aprile 2022, nella quale spiega che è proprio in sede di primo grado, e non nella fase di ricorso in cassazione, che il giudice ha un contatto diretto con le prove prodotte e con le parti coinvolte nel procedimento.
Inoltre, la decisione indica che sussiste la preclusione, nel senso che, in caso di mancata esecuzione dell’attività entro il termine stabilito, la fase processuale corrispondente viene chiusa.
“Una volta scaduto il termine, la fase processuale si chiude e si passa a quella successiva, proprio come se una sorta di saracinesca si chiudesse sugli atti impedendone il ritorno; in una parola, ciò significa che il principio di progressione processuale impedisce di riportare il procedimento a fasi precedenti”, stabilisce la sentenza.
Per consultare il testo completo della sentenza, si prega di cliccare sul seguente link: https://poderjudicial.gob.do/wp-content/uploads/2023/11/001-022-2021-RECA-01335.pdf
